Cala Finanza, oltre 94mila firme in tre settimane. Si dimette Riccardo Biancu da assessore di Loiri Porto San Paolo

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Intanto cresce la protesta contro il resort di lusso e non solo in Sardegna. Ecco le prossime date della mobilitazione. L’adesione del Comitato Costituzione Attiva

by #NOBAVAGLIO Sardegna

Una mobilitazione rapida e trasversale sta attraversando la Sardegna e ben oltre i suoi confini. In meno di tre settimane, una petizione lanciata da un gruppo di cittadini, riunitosi nel comitato Sos Cala Finanza, su Change.org contro il progetto di un maxi resort di lusso a Cala Finanza, nel comune di Loiri Porto San Paolo, ha raccolto oltre 94.000 firme, avvicinandosi rapidamente alla soglia delle 100.000 adesioni. Un risultato che testimonia la portata nazionale di una vicenda destinata a diventare simbolica nel dibattito sul futuro delle coste.

Sos Cala Finanza contatti

All’origine della protesta c’è un episodio preciso. Il 19 aprile 2026, un gruppo di cittadini si reca a Cala Finanza per una passeggiata e si trova di fronte a uno scenario che definisce “sconvolgente”: ginepri tagliati e abbandonati, macchia mediterranea incisa da piste larghe diversi metri, manufatti in cemento già presenti o pronti per essere interrati, mezzi pesanti in azione e nessuna cartellonistica a indicare la natura dei lavori. Da quella scoperta nasce un’indignazione che nel giro di pochi giorni si trasforma in mobilitazione pubblica.

Cala Finanza non è considerata una semplice cala. Per i promotori della petizione rappresenta un luogo identitario, dove è ancora possibile accedere liberamente a spiagge come Cala Builio e Cala Sedalis attraverso sentieri immersi nella macchia mediterranea, tra ginepri, lentischi e mirto, con la vista sull’isola di Tavolara. Un’area che unisce valore paesaggistico e rilevanza storica: la presenza di resti archeologici, tra cui una torre bizantina e tracce di insediamenti che arrivano fino all’età moderna, rafforza l’idea di un patrimonio condiviso che va oltre la dimensione locale.

Al centro della contestazione c’è un progetto turistico attribuito alla società Tavolara Bay Srl, che, secondo quanto riportato nella petizione, prevederebbe un complesso articolato: un hotel a cinque stelle da 50 camere, circa 30 ville di lusso, ristoranti e attività commerciali, un porto turistico, un campo da golf a 18 buche e strutture di glamping. Un intervento che interesserebbe ettari di territorio lungo uno dei tratti più sensibili della costa gallurese.

Particolarmente discusso è il campo da golf, indicato dai promotori come elemento altamente impattante sul piano ambientale, soprattutto per il consumo idrico, in un territorio già alle prese con criticità legate alle risorse d’acqua. Il progetto, nel suo complesso, viene interpretato da una parte crescente dell’opinione pubblica come un ulteriore passo verso un modello di sviluppo ritenuto insostenibile.

A rafforzare i dubbi contribuiscono le analisi del Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), che ha segnalato possibili irregolarità: interventi privi delle necessarie autorizzazioni, modifiche del suolo in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, tagli di vegetazione senza titoli adeguati e pareri tecnici negativi espressi da diversi enti pubblici, tra cui strutture regionali, soprintendenze e Corpo forestale. Elementi che hanno contribuito a spostare la vicenda anche sul piano legale.

LE PROSSIME DATE IMPORTANTI

La battaglia si gioca infatti su più livelli. Accanto alla raccolta firme, sono previste tappe decisive: il 1 luglio è in programma un presidio a Cala Finanza, l’8 luglio è attesa la pronuncia del TAR sul ricorso relativo al progetto, mentre l’11 novembre si terrà un’udienza sulla legittimità dei lavori già avviati. Snodi che potrebbero influenzare in modo significativo l’evoluzione della vicenda.

Uno dei punti più critici sollevati dai cittadini riguarda il ruolo delle istituzioni. Molti firmatari sostengono di aver appreso dell’esistenza del progetto solo quando i lavori erano già visibili, denunciando una carenza di trasparenza e di coinvolgimento della comunità locale. La questione assume così anche una dimensione democratica, legata al diritto dei cittadini di partecipare alle scelte che riguardano il territorio.

Il caso Cala Finanza riapre, in modo evidente, il confronto tra due modelli di sviluppo. Da una parte, quello basato su grandi investimenti e turismo di fascia alta; dall’altra, una visione che punta sulla tutela ambientale, sulla sostenibilità e su un’economia locale più diffusa. I promotori della petizione denunciano i rischi di cementificazione irreversibile, perdita di biodiversità, aumento della pressione sulle risorse naturali e progressiva privatizzazione delle coste. Tra le preoccupazioni emerge anche quella sociale: il timore che interventi di questo tipo producano soprattutto occupazione stagionale e precaria.

Particolarmente sensibile è il tema dell’accesso al mare. Se formalmente il litorale è un bene pubblico, la presenza di grandi strutture turistiche può determinare, di fatto, una limitazione dell’accessibilità. È proprio questo il rischio evidenziato dai cittadini: che Cala Finanza diventi progressivamente uno spazio sempre più esclusivo, dove l’accesso libero venga di fatto ridotto.

La petizione non si limita però alla critica. Propone anche un’alternativa: uno sviluppo fondato su sentieri naturalistici, attività locali a basso impatto, servizi leggeri e rimovibili, valorizzazione culturale e archeologica, cooperative di guide e progetti legati alla tutela ambientale. Un modello che punta a coniugare fruizione e conservazione, senza snaturare il territorio.

Il successo della raccolta firme dimostra come la vicenda abbia superato i confini della Gallura, trasformandosi in un caso simbolico di una tensione sempre più diffusa: quella tra interessi economici e tutela dei beni comuni. Cala Finanza diventa così un banco di prova per interrogarsi sul futuro delle coste sarde e, più in generale, sui limiti dello sviluppo turistico in contesti fragili.

Al di là degli esiti giudiziari, resta una domanda di fondo: chi decide il destino di luoghi come questo e in base a quali priorità? La risposta arriverà in parte dai tribunali, ma anche dalla capacità della società civile di incidere nel dibattito pubblico.

Intanto, il messaggio che accompagna la petizione resta chiaro e netto: “la battaglia non è finita”. E mentre le firme continuano a crescere, Cala Finanza si afferma come uno dei simboli più forti della difesa del paesaggio in Italia.

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