by #NOBAVAGLIO

Roma si prepara ad accogliere la settima edizione del Falastin Festival, la rassegna dedicata alla cultura palestinese che dall’8 al 12 ottobre animerà gli spazi della Città dell’Altra Economia, all’interno del Mattatoio di Testaccio. Un appuntamento ormai consolidato nel panorama culturale romano che quest’anno assume un significato ancora più forte, collocandosi a ridosso della grande manifestazione nazionale per la Palestina prevista il 10 ottobre. Particolare rilievo avranno gli incontri dedicati all’informazione e al modo in cui i media raccontano la questione palestinese. Temi che richiamano direttamente una delle rivendicazioni della mobilitazione del 10 ottobre: la difesa della libertà di parola, del pluralismo dell’informazione e del diritto al dissenso. Tra gli ospiti è annunciata anche la presenza del giornalista gazawi Hassan Selmi, una delle voci dirette provenienti dalla Striscia di Gaza, che porterà la sua testimonianza su quanto sta accadendo nei territori palestinesi.

Ma il rapporto tra il Festival e la mobilitazione nazionale va oltre una semplice coincidenza di calendario. Le motivazioni che porteranno migliaia di persone in piazza il 10 ottobre saranno infatti anticipate, approfondite e sviluppate nel corso delle diverse giornate della manifestazione culturale. I temi al centro della Giornata mondiale di mobilitazione per la Palestina, dal rispetto del diritto internazionale alla richiesta di sanzioni ed embargo nei confronti di Israele, fino alla difesa della libertà di espressione e del diritto al dissenso, attraverseranno gli incontri, i dibattiti e le testimonianze in programma a Testaccio, trasformando il festival in uno spazio di riflessione e confronto capace di accompagnare la città verso l’appuntamento del 10 ottobre.

Promosso dalla Comunità Palestinese di Roma e del Lazio e dall’Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, in collaborazione con Villaggio Globale e ospitato all’interno di Testaccio Estate, il festival si propone ancora una volta come uno spazio di incontro tra la città e la comunità palestinese, attraverso un ricco programma di dibattiti, spettacoli, cinema, musica, letteratura e testimonianze. Per cinque giorni Testaccio diventerà una finestra aperta sulla Palestina, non soltanto attraverso il racconto dell’attualità e del conflitto, ma anche tramite la valorizzazione della sua identità culturale, della memoria storica e delle tradizioni popolari. Una scelta che gli organizzatori rivendicano da sempre come elemento distintivo della manifestazione: far conoscere la Palestina nella complessità della sua storia, della sua cultura e della sua produzione artistica, oltre la dimensione emergenziale e militare che domina spesso il dibattito pubblico.

“L’edizione 2026 arriva in una fase di forte mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale sul tema palestinese. Per questo il Falastin Festival si propone non soltanto come una rassegna culturale – spiega Yousef Salman, presidente della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio – ma anche come un luogo di elaborazione collettiva, nel quale affrontare questioni che riguardano il diritto internazionale, i diritti umani, il ruolo dell’informazione, la solidarietà tra i popoli e il riconoscimento dello Stato di Palestina”.

Tra gli ospiti attesi figurano artisti, intellettuali, giornalisti, esponenti politici e rappresentanti della società civile italiana e palestinese. Sul palco si alterneranno, tra gli altri, Mannarino, Daniele Silvestri, Paola Turci, Rem e Hala, Assalti Frontali, Inna Cantina, Kento e Tara. Prevista anche la partecipazione di personalità come Giuseppe Conte, Luigi De Magistris, Virginia Raggi, Moni Ovadia, Enzo Iacchetti, Luisa Morgantini, Paola Caridi, Francesca Fornario, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Lorenza Bonaccorsi, Marino Bisso della rete #NoBavaglio e dell’ambasciatrice dello Stato di Palestina in Italia Mona Abuamara.

Un altro momento significativo sarà il ricordo di Mohammad Bakri, figura centrale del cinema palestinese e simbolo di un’arte che ha saputo raccontare l’identità e la memoria del suo popolo. Il festival gli dedicherà uno spazio speciale, inserendolo all’interno di un programma che intende valorizzare il contributo della cultura palestinese alla scena artistica internazionale.

Musica e arte continueranno a rappresentare il cuore pulsante della manifestazione. Non mancheranno le esibizioni di dabke, la tradizionale danza popolare palestinese, le presentazioni di libri, i laboratori e gli incontri con artisti e attivisti. Un mosaico di iniziative pensato per coinvolgere pubblici diversi e favorire la conoscenza reciproca tra la comunità palestinese e la cittadinanza romana.
Il 10 ottobre, nel pieno dello svolgimento del festival, una parte dell’attenzione si sposterà inevitabilmente sulla grande mobilitazione nazionale. Gli organizzatori vedono i due appuntamenti come momenti complementari di un unico percorso: da una parte la cultura, la memoria e la conoscenza; dall’altra la partecipazione pubblica e la richiesta di un cambiamento politico. Un filo rosso che unirà tutte le giornate della manifestazione e che accompagnerà incontri, dibattiti e testimonianze.

Ideato e diretto da Yousef Salman, presidente della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio, il Falastin Festival è coordinato da Adila Al Salman, Filomena Lavermicocca e Habiba Manaa, con il contributo delle numerose persone che ogni anno lavorano alla costruzione e alla realizzazione della manifestazione.
L’ingresso è gratuito per tutte le giornate. Dall’8 al 12 ottobre la Città dell’Altra Economia diventerà così uno dei principali luoghi di incontro, riflessione e mobilitazione dedicati alla Palestina, in una settimana nella quale la cultura e l’impegno civile si intrecceranno fino a culminare nella manifestazione del 10 ottobre. “Un percorso che intende raccontare la Palestina attraverso la sua storia, le sue tradizioni, le sue voci e le rivendicazioni che oggi animano una mobilitazione internazionale sempre più ampia”.