In attesa della sentenza del Tar, nuovo esposto al Ministero della Cultura
by #NOBAVAGLIO_Lazio
Mentre si attende la decisione del Tar sul futuro del termovalorizzatore di Roma, l’Unione dei Comitati torna all’attacco denunciando presunti gravi danni al patrimonio archeologico emerso nell’area destinata all’impianto. Secondo l’UNIONE DEI COMITATI CONTRO L’INCENITORE, gli scavi di cantiere avrebbero compromesso in maniera irreversibile importanti testimonianze storiche. L’accusa più pesante riguarda la presunta distruzione di oltre 200 metri di strada basolata di epoca antica, un ritrovamento che, a loro giudizio, confermerebbe definitivamente l’incompatibilità del sito con la realizzazione del progetto.

«Sono stati provocati danni enormi al patrimonio archeologico», sostengono gli attivisti, che hanno trasmesso il 14 giugno un dettagliato esposto al Ministero della Cultura chiedendo un intervento immediato delle autorità competenti. Nel documento, indirizzato al ministro Alessandro Giuli, l’Unione dei Comitati sollecita l’invio di ispettori archeologi per verificare lo stato dell’area, accertare eventuali danni al patrimonio culturale e valutare possibili violazioni del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. I firmatari chiedono inoltre che venga consentito l’accesso al sito a un archeologo di parte, affinché possa effettuare controlli indipendenti sui ritrovamenti emersi durante i lavori.
La richiesta è stata estesa anche alla Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e alla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, alle quali viene domandata la sospensione immediata delle attività di cantiere e l’avvio di una campagna di scavo archeologico sistematico in grado di determinare l’effettiva estensione delle strutture rinvenute.
Particolarmente rilevante, secondo i comitati, è la necessità di chiarire il ruolo della Soprintendenza competente. Nell’esposto si chiede infatti di verificare per quali ragioni non siano state effettuate adeguate indagini preventive e di accertare eventuali omissioni nella valutazione delle presenze archeologiche già note nell’area. Tra queste viene richiamato il cosiddetto “Santuario arcaico IBMSemea”, considerato dai promotori della battaglia uno degli elementi di maggiore interesse storico presenti nel territorio di Santa Palomba.

L’Unione dei Comitati ha inoltre chiesto l’intervento del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, affinché vengano accertate eventuali responsabilità per danni al patrimonio archeologico e ambientale derivanti dalle attività di scavo.
La nuova iniziativa si inserisce in una vertenza che dura da mesi e che vede contrapposti i sostenitori del termovalorizzatore, considerato dall’amministrazione capitolina un’opera strategica per superare l’emergenza rifiuti, e i movimenti territoriali che ne contestano l’impatto ambientale, sanitario e ora anche archeologico.
Per i comitati, le scoperte effettuate negli ultimi mesi rafforzano la richiesta di dichiarare il sito definitivamente inidoneo all’opera e di destinare l’area alla tutela e valorizzazione culturale. L’obiettivo indicato dagli attivisti è la realizzazione del Parco Archeologico Ettore Ronconi, dedicato alla memoria dello storico esponente della battaglia per la difesa del territorio.
In attesa della sentenza del Tar e delle valutazioni degli organismi preposti alla tutela dei beni culturali, la mobilitazione non si ferma. I comitati annunciano infatti nuove iniziative davanti alla Soprintendenza e ribadiscono la richiesta di massima trasparenza sulle risultanze archeologiche emerse durante gli scavi, ritenendo che il futuro di Santa Palomba debba essere deciso alla luce delle nuove evidenze storico-archeologiche e non soltanto delle esigenze impiantistiche della Capitale.
Comitato rilancia la battaglia: “L’area diventi il Parco Archeologico Ettore Ronconi”

Dalla resistenza contro il termovalorizzatore alla proposta di un nuovo grande parco archeologico. L’Unione dei Comitati impegnati nella difesa del territorio di Santa Palomba rilancia la propria mobilitazione dopo i recenti ritrovamenti archeologici emersi nell’area destinata all’impianto voluto dal sindaco e commissario straordinario Roberto Gualtieri.
Dopo oltre due mesi di presidio permanente, prima lungo il fosso e successivamente davanti al cantiere, gli attivisti annunciano una nuova fase della protesta, trasferendo la mobilitazione davanti alla sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, in via San Michele.
Secondo i rappresentanti del Comitato, il monitoraggio costante effettuato sul territorio ha consentito di documentare ogni fase dei lavori e di portare all’attenzione pubblica una serie di rinvenimenti archeologici che, a loro giudizio, renderebbero incompatibile la realizzazione dell’inceneritore.
“È stata una vigilanza attiva senza precedenti”, affermano gli attivisti, che rivendicano il ruolo svolto dai cittadini nel controllo delle attività in corso nell’area. Un impegno che viene descritto come una forma di tutela concreta del territorio e della sua storia.
La giornata odierna è stata segnata anche dall’udienza davanti al Tar relativa alla richiesta di sospensiva. Un passaggio che i Comitati giudicano particolarmente importante perché, riferiscono, durante il procedimento sarebbe stato riconosciuto il ruolo decisivo della Soprintendenza nelle valutazioni riguardanti la compatibilità del progetto con le emergenze archeologiche emerse nel sito.
Per il movimento contrario all’impianto, i nuovi ritrovamenti rafforzano la richiesta di una dichiarazione formale di inidoneità dell’area. Una richiesta che sarà al centro del presidio previsto davanti agli uffici ministeriali nei prossimi giorni.
Al centro della proposta dei Comitati vi è la trasformazione dell’area in un grande spazio dedicato alla valorizzazione storica e culturale del territorio, da intitolare a Ettore Ronconi, figura simbolo della battaglia per la tutela di Santa Palomba.
Gli attivisti criticano inoltre quella che definiscono una carenza di trasparenza da parte delle istituzioni coinvolte e contestano le rassicurazioni fornite dalle società impegnate nel progetto, che continuano a definire i ritrovamenti come circoscritti a porzioni limitate del sito.
Per l’Unione dei Comitati, al contrario, le nuove evidenze archeologiche segnerebbero una svolta destinata a cambiare radicalmente il futuro dell’area. Da qui la decisione di intensificare la mobilitazione e mantenere alta la pressione sulle autorità competenti.
“La battaglia non è finita”, sostengono i promotori della protesta, convinti che il destino di Santa Palomba debba essere quello di un luogo di tutela ambientale e archeologica, non di un polo industriale. Un obiettivo che sintetizzano in uno slogan che accompagna ormai da mesi la loro iniziativa: “Viva Santa Palomba libera”.
