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#NOBAVAGLIO/ IL CASO TRIPALDI- Licenziato dal giornale per aver fatto causa. Al via il processo

IL CASO TRIPALDI/ Licenziato dal giornale per aver fatto causa. Al via il processo

Al via davanti al giudice del Lavoro del Tribunale di Roma il processo contro il licenziamento del giornalista Paolo Tripaldi allontanato dall’Agi dopo 16 anni trascorsi come cronista di nera e giudiziaria.

paolo-tripaldi222Una vicenda quella del collega Tripaldi che colpì soprattutto perché nella lettera di licenziamento del 25 gennaio 2016, firmata dall’amministratore delegato dell’Agenzia Giornalistica Italia (Gruppo Eni), si faceva espressamente riferimento alla causa di lavoro intrapresa per chiedere la stabilizzazione dopo anni passati con contratti cococo.

Dopo essersi rivolto al giudice, per uscire dal tunnel di anni di precariato, Tripaldi era rimasto in servizio per l’Agenzia Italia  con un rapporto mai interrotto fino alla sentenza di primo grado che aveva bocciato le sue pretese. Contro quella sentenza Paolo Tripaldi ha fatto appello e la causa verrà discussa nel novembre del 2017.

agi2La manifestazione all’Agi

Lo sdegno ha portato ad una grande mobilitazione di colleghi che lo scorso febbraio hanno dato vita ad una manifestazione promosa da #NOBAVAGLIO assieme a Stampa Romana, Sindacato Cronisti Romani, Fnsi, Odg e Articolo 21 davanti alla sede Agi di via Ostiense a Roma chiedendo all’azienda di fare un passo indietro rispetto al licenziamento  e permettere a Tripaldi di continuare a lavorare in attesa dell’Appello. In un primo momento sembrava che l’Agi, nell’ambito di un tavolo di trattativa con Stampa Romana, fosse intenzionata  a prendere in considerazione alcune proposte che Tripaldi ha dovuto formalizzare con una lettera inviata dal proprio legale. Proposte poi tutte respinte confermando la decisione del 25 gennaio.

Il caso Tripaldi tocca un nervo scoperto del precariato nella nostra professione e l’esito della vicenda mette dunque in discussione il diritto che ogni cittadino ha di rivolgersi al giudice per far valere le proprie ragioni. Anche i cococo hanno diritto a rivolgersi al giudice, se lo ritengono,  e certamente non per questo devono essere allontanati dal lavoro. Per questo siamo accanto a Paolo Tripaldi, sostenendo con lui tutti i precari sempre più in aumento e sottopagati nella professione.

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