Con Amnesty davanti all’Ambasciata di Malta, l’appello per Daphne Caruana Galizia: “Verità e giustizia per chi racconta il potere”

Pubblicità

by #NOBAVAGLIO

A nove anni dall’assassinio della giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia, Amnesty International ha promosso un presidio davanti all’Ambasciata di Malta a Roma per chiedere piena giustizia, verità e l’attuazione delle riforme necessarie a garantire la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti.

All’iniziativa hanno partecipato giornalisti, attivisti e rappresentanti di associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e della libertà di informazione. In piazza anche Paola Spadari, sefretaria dell’Ordine dei Giornalisti, Clara Habte, Claudio Marincola, Daniele Mastrogiacomo della Rete #NoBavaglio. Per tutti il caso Caruana Galizia rappresenta una ferita ancora aperta per tutta l’Europa e un simbolo della battaglia per il diritto dei cittadini a essere informati.

Nel corso del presidio è stato letto il messaggio della famiglia della giornalista, che continua a denunciare la mancanza di una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti coloro che avrebbero favorito o protetto i responsabili dell’omicidio. Gli interventi hanno richiamato l’attenzione sugli intrecci tra affari, politica e corruzione che Daphne stava indagando prima di essere uccisa il 16 ottobre 2017 da un’autobomba esplosa poco dopo la sua partenza da casa.

Particolare attenzione è stata dedicata alle inchieste della giornalista sui rapporti tra l’imprenditore Yorgen Fenech, l’ex ministro dell’Energia Konrad Mizzi e l’allora capo di gabinetto del primo ministro maltese Keith Schembri, con al centro la società offshore 17 Black e il controverso progetto energetico Electrogas. Secondo i familiari della reporter, fu proprio il lavoro investigativo su queste vicende a renderla un bersaglio. Nel suo intervento, uno dei relatori ha sottolineato il forte legame tra Malta e l’Italia, ricordando come entrambi i Paesi abbiano conosciuto l’uccisione di giornalisti impegnati a denunciare criminalità, corruzione e interessi illeciti. È stato evidenziato inoltre come le mafie italiane abbiano utilizzato Malta per alcuni dei loro affari e come il contrasto alla corruzione transnazionale rappresenti una sfida comune. Commovente il ricordo delle ultime parole pubblicate da Daphne sul suo blog poche ore prima dell’attentato: una denuncia lucida di un sistema dominato da interessi criminali e impunità. Un passaggio richiamato dai partecipanti per affermare che il giornalismo non può essere lasciato solo e che la ricerca della verità non deve mai diventare una condanna a morte.

Dal presidio è arrivata anche la richiesta di attuare integralmente le raccomandazioni contenute nell’inchiesta pubblica sull’assassinio della giornalista e di garantire che ogni nuova normativa sulla stampa e sul giornalismo venga costruita con il coinvolgimento delle organizzazioni professionali, della società civile e dei cittadini. La manifestazione si è conclusa con un appello collettivo a difendere il giornalismo indipendente e a contrastare ogni forma di censura e intimidazione. Un messaggio rilanciato dalla Rete #NoBavaglio e dai rappresentanti delle associazioni presenti: senza libertà di informazione non esistono né democrazia né giustizia, e il nome di Daphne Caruana Galizia continua a ricordarlo all’Europa intera.

Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.