RETE #NOBAVAGLIO: LA NOSTRA SFIDA PER IL CAMBIAMENTO

Pubblicità

Contro censura, norme autoritarie, disuguaglianze, emergenza climatica, guerre: il ruolo di #NOBAVAGLIO

1-Documento Assemblea Generale Rete #NOBAVAGLIO

Contro censura, norme autoritarie, disuguaglianze, emergenza climatica, guerre: il ruolo della Rete #NOBAVAGLIO

🔻CHI SIAMO

Siamo antifasciste e antifascisti. Siamo una rete di giornaliste e giornalisti, di operatori dell’informazione, di cittadine e cittadini, di studentesse e studenti, di insegnanti, di media-attivisti e attivisti per i diritti che si riconoscono nei valori democratici della nostra Costituzione antifascista. Siamo impegnati nella difesa della libertà di stampa e dei diritti umani e civili. Siamo un presidio permanente pronto a contrastare ogni tipo di bavaglio o censura alla libertà di espressione. Sosteniamo il diritto dei cittadini a poter accedere a un’informazione corretta e pluralista.  Per noi l’informazione è un bene comune.

La Rete #NOBAVAGLIO è nata dieci anni fa, da un appello scritto insieme al professore Stefano Rodotà, come risposta collettiva a una minaccia che cresceva e continua a crescere di giorno in giorno: l’attacco alla libertà di informazione e alla dignità del giornalismo, alla libera   conoscenza e alla libertà d’espressione fino a quello di poter manifestare forme di dissenso. Oggi, in un mondo attraversato da guerre, genocidi e repressioni sistematiche, il diritto alla conoscenza è un bisogno democratico irrinunciabile. Senza informazione libera, senza cultura e senza un pensiero critico, la democrazia si svuota, la memoria si spegne e la giustizia diventa impossibile. 

Una grande alleanza per difendere libertà, diritti e informazione indipendente

Una nuova alleanza tra cittadini, movimenti sociali, mediattivisti e operatori dell’informazione indipendente è oggi indispensabile per affrontare una fase storica segnata da tensioni crescenti, conflitti globali e un restringimento sempre più evidente degli spazi democratici. Questa alleanza deve nascere dalla consapevolezza che non basta confrontarsi o esprimere opinioni: occorre trasformare pensieri, analisi e visioni in azione concreta, in pratica politica condivisa, in mobilitazione capace di incidere realmente sulla realtà. La qualità dell’informazione è un elemento decisivo per la salute democratica di una società, e per questo diventa urgente costruire un ecosistema comunicativo fondato su correttezza, pluralismo e trasparenza, contro ogni tentativo di manipolazione, censura o delegittimazione del dissenso. La libertà di espressione e il diritto a contestare le scelte del potere non sono concessioni, ma diritti fondamentali che devono essere difesi collettivamente. Di fronte all’avanzare di norme e dispositivi di legge percepiti come autoritari e volti a limitare l’agibilità politica, la partecipazione e le battaglie sociali, diventa necessario avviare una nuova fase di mobilitazione ampia e determinata. Cittadini, movimenti, associazioni e realtà dell’informazione devono impegnarsi insieme nel contrastare ogni misura che minacci la libertà di parola, la possibilità di organizzarsi e la difesa dei diritti sociali. La deriva autoritaria e bellicista che attraversa il mondo richiede una risposta collettiva forte, capace di dare voce alle lotte dei territori, delle comunità colpite da ingiustizie e violenze, e di chi si oppone alle guerre, alle occupazioni e alle politiche di riarmo che continuano a produrre sofferenze e vittime innocenti. Difendere l’informazione indipendente e pluralista significa anche rifiutare con chiarezza ogni forma di intimidazione, violenza o comportamento squadrista, riaffermando che la forza dei movimenti sociali risiede nella capacità di unire, costruire reti e generare solidarietà. La costruzione di un fronte comune richiede dialogo, collaborazione e la volontà di intrecciare percorsi tra soggetti sociali, politici e associativi che condividono valori e obiettivi comuni: la difesa dei diritti umani, la denuncia delle discriminazioni, l’opposizione alle guerre e alle occupazioni, il sostegno alle popolazioni che subiscono repressione e violazioni dei propri diritti fondamentali, a partire dalla lotta contro il genocidio in Palestina e contro tutte le stragi che continuano a colpire civili innocenti nel mondo. Questa alleanza tra informazione indipendente, cittadini e movimenti sociali non è un’opzione ma una necessità storica. Solo attraverso una comunicazione libera, una mobilitazione consapevole e una rete di solidarietà attiva sarà possibile contrastare le derive autoritarie, difendere la democrazia e dare forza alle lotte per la giustizia sociale e la pace.

Linee di azione

Per dare concretezza a questa missione, ci impegniamo su più fronti.  Vogliamo istituire osservatori permanenti che monitorino e denuncino le violazioni della libertà di stampa nei contesti di guerra e genocidio.  Ma anche a livello nazionale siamo intenzionati a rafforzare il nostro impegno per contrastare gli attacchi alla Costituzione, le leggi autoritarie che comprimono il dissenso, il diritto d’espressione e di manifestare. Dobbiamo rafforzare il nostro impegno per opporci alle norme bavaglio e alle querele temerarie che colpiscono tanti giornalisti che tentano di fare informazione in modo indipendente e che non rinunciano a fare domande scomode. Costruiremo reti di solidarietà attiva per i giornalisti perseguitati, offrendo assistenza legale e tecnologica e creando dei free media hub da mettere a disposizione di giornalisti freelance e operatori dei media colpiti dal precariato. Vogliamo favorire la crescita di un nuovo modo di fare informazione indipendente dal basso sviluppando la prativa del mediattivismo attivo.  Promuoveremo programmi di educazione e formazione, capaci di diffondere competenze critiche di lettura e verifica delle fonti, con particolare attenzione ai giovani. Organizzeremo campagne pubbliche, mobilitazioni, produzioni culturali – locandine, film, strumenti di comunicazione – per rendere visibile la lotta per l’informazione libera. Favoriremo l’accesso digitale sicuro e aperto, creando piattaforme per la condivisione di dati, testimonianze e documenti. Il nostro sguardo è rivolto al futuro. Vogliamo rafforzare le alleanze internazionali con reti di giornalisti e ONG, perché la difesa dell’informazione non conosce confini.

Intendiamo promuovere un Patto per la Conoscenza Libera, con personaggi della cultura e dell’arte, che riconosca l’informazione come diritto umano fondamentale e vincolo etico per le istituzioni democratiche. E vogliamo integrare la difesa dell’informazione nei movimenti per la pace e la giustizia globale, affinché la verità diventi parte integrante delle lotte contro la guerra, l’oppressione, disuguaglianze e l’ingiustizia. 

La Rete #NOBAVAGLIO si pone come presidio di verità e umanità in un mondo attraversato da conflitti e genocidi. Mettere al centro l’informazione libera significa difendere la vita, la memoria e la possibilità di costruire un futuro giusto. La nostra assemblea nazionale riafferma con forza che la libertà di informazione, la conoscenza e la cultura libera, la libertà d’espressione non sono un privilegio, ma un diritto universale. Difenderle oggi è una delle più importanti azioni collettive.

📢 Assemblea programmatica e organizzativa della Rete #NOBAVAGLIO

A dieci anni dalla sua nascita, avvenuta nel 2015 con un appello a difesa della libertà di stampa scritto insieme al Prof. Stefano Rodotà, la Rete #NOBAVAGLIO avvia una nuova fase di dibattito per definire con chiarezza la propria identità politica, programmatica e organizzativa.

🗣️ Proposta di riorganizzazione interna:

1. Unificazione dei gruppi WhatsApp con funzioni simili per semplificare e potenziare la comunicazione.

2. Creazione COORDINAMENTO NAZIONALE: gruppo operativo formato dai coordinatori e fondatori della RETE. Il Coordinamento nazione ha la funzione di decidere azioni e comunicati legati alla linea politica ed editoriale decisa a livello nazionale.

3. Costituzione di un COMITATO Nazionale, composto dai coordinatori regionali e dai coordinatori dei gruppi tematici e dal direttivo dell’associazione Nobavaglio network.

4. Nomina di coordinatori in ogni gruppo regionale, locale e tematico.

5. creazione dell’associazione #NOBAVAGLIO Network con la finalità di essere riferimento formale e svolgere attività esclusivamente a sostegno della Rete #NOBAVAGLIO che continuerà a mantenere la propria indipendenza e natura movimentista

🗳️ Come saranno scelti i coordinatori:

I coordinatori verranno individuati attraverso assemblee aperte rivolte a tutti gli iscritti ai gruppi WhatsApp. Le assemblee saranno convocate nei prossimi giorni e saranno aperte alla partecipazione attiva di tutte e tutti.

 Prossimi passi:

– Mappatura dei gruppi esistenti

– Convocazione delle assemblee

– Prima riunione del Coordinamento Nazionale

Invitiamo tutte le persone interessate a partecipare attivamente a questo percorso di riorganizzazione e rilancio della rete.

💥 #NOBAVAGLIO – Costruiamo insieme una rete più forte, più chiara, più inclusiva: lo strumento per dare voce alle battaglie di tutte e tutti

📩 Sostenitori e coloro che vogliono diventare attivisti #NOBAVAGLIO

possono scriverci

👇👇👇

 Per contatti: 

[email protected]

🔴LA STORIA

La RETE #NOBAVAGLIO – LIBERI DI ESSERE INFORMATI ( RNB) nasce nel 2015 dall’appello a difesa della libertà dell’informazione, scritto insieme a Stefano Rodotà, condiviso poi da Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi), dall’Ordine dei giornalisti (Odg), dall’Unione sindacale dei giornalisti RAI (Usigrai ) e da centinaia di giornalisti, intellettuali, giuristi, personaggi dello spettacolo e associazioni. Allora si voleva censurare la pubblicazione delle intercettazioni per colpire e limitare l’autonomia e l’indipendenza dell’informazione dal potere politico ed economico. Da qui l’esigenza di costituire un presidio permanente a difesa dall’informazione intesa come “bene comune”, cuore e polmone della nostra democrazia e delle lotte per diritti e giustizia sociale.

🔴L’ORGANIZZAZIONE

La RETE #NOBAVAGLIO, non persegue scopi di lucro, ed è basata sul volontariato. Come RNB collaboriamo attivamente con molte realtà associative esistenti sul territorio nazionale ( Fnsi, Articolo 21, l’Anpi, Libera, Libera Informazione, Arci, Emergency, Amnesty, Legambiente, GayNet Cgil, Spi Cgil, l’Uds, Udu e tante altre realtà, COLLETTIVI  e SINDACATI di BASE). Abbiamo un’anima movimentista e garibaldina. Siamo libertari: non abbiamo una struttura verticistica ma siamo organizzati attraverso coordinamenti regionali e responsabili dei singoli progetti e delle iniziative territoriali.

🔴 PER ADERIRE

Per aderire alla RNB occorre condividere le regole, i principi e i valori espressi dal MANIFESTO della RETE NOBAVAGLIO e fare richiesta d’iscrizione ai gruppi esistenti sulle varie piattaforme social.

🔴 LE NOSTRE ATTIVITA’

La RNB è impegnata per il pieno riconoscimento del diritto dei cittadini ad un’informazione corretta ed efficace, reale strumento di servizio per la comunità. Organizza e promuove la comunicazione di eventi e manifestazioni che valorizzano la libertà, la dignità dell’individuo nella società, le esperienze di mutualismo e il valore della Memoria attiva.

Le nostre attività hanno un’attenzione particolare alle zone periferiche e si svolgono attraverso iniziative culturali, incontri-dibattito l’utilizzo dei media come strumento di confronto con ragazzi e studenti e promozione del territorio e delle realtà che vi operano. Siamo impegnati nella difesa dei diritti delle fasce più deboli della popolazione, nella lotta all’emarginazione, alla solitudine e al disagio. Le nostre aree di intervento sono: tutte le forme espressive, in particolare il cinema, gli audiovisivi, il teatro, la musica, la danza, l’espressione corporea, la scrittura, la scultura, i beni culturali, lo sport, la pittura, la fotografia; la comunicazione, l’informazione, l’emittenza radiotelevisiva, le attività radioamatoriali; le attività educative e formative; lo sviluppo delle nuove tecnologie; le attività ludiche; il turismo, come esperienza di conoscenza e di incontro; gli scambi internazionali come possibilità di confronto fra culture ed esperienze diverse; gli interventi di cooperazione internazionale; le differenze sessuali; interventi sociali e culturali tesi a favorire la civile convivenza fra etnie diverse; l’elaborazione e la gestione di progetti finalizzati alla soluzione delle problematiche che si manifestano nell’ambito della conflittualità e del disagio sociale.

🔻NOI SIAMO QUELLI CHE…

–  lottano contro le leggi bavaglio e per il diritto dei cittadini ad un’informazione corretta, reale strumento di servizio per la comunità                                                        – lottano per i diritti contro le ingiustizie sociali

– guardano oltre la crisi e si oppongono al ricatto del precariato

– rivendicano dignità di reddito

– sono ostinati nel cercare la verità dei fatti e nel cercare di rappresentarli nel rispetto delle persone

– pensano che quando si chiude un giornale, una emittente o un sito web si spenga una voce importante della democrazia e sparisca uno spazio di libertà collettiva

➡️La Rete #NOBAVAGLIO è per tutti coloro che credono che più informazione sia garanzia di libertà, giustizia e democrazia.

➡️Siamo decisi a non rassegnarci all’indifferenza e crediamo nella partecipazione attiva.

🔴2015/ IL MANIFESTO DELLA RETE #NOBAVAGLIO

Siamo giornaliste e giornalisti, operatori media, mediattivisti, cittadine e cittadini, studentesse e studenti, insegnanti, artisti, operatori culturali, lavoratori dello spettacolo, avvocati, medici, attiviste e attivisti per i diritti e del volontariato sociale che si riconoscono nei valori della nostra Costituzione antifascista. Combattiamo vecchi e nuovi fascismi, ogni forma di totalitarismo, dittatura, di razzismo e sessismo.

Siamo impegnati nel creare una rete, tra operatori dell’informazione e associazioni, per lottare per un giornalismo indipendente e per sostenere le battaglie per i diritti umani e civili e per la libertà di espressione.

La missione prioritaria della RETE NOBAVAGLIO è il contrasto a ogni tipo di bavaglio o censura alla libertà di opinione e di espressione e il pieno sostegno al diritto dei cittadini di poter accedere a un’informazione corretta, indipendente e pluralista.

La nostra azione politica è guidata dai principi fondamentali della nostra Costituzione repubblicana, antifascista e pacifista. Ci riconosciamo nei valori della solidarietà, del volontariato, della tolleranza e della democrazia nata dalla Resistenza contro il fascismo. Combattiamo ogni forma di dittatura, di razzismo, di sessismo e di omofobia. Non siamo né una corrente sindacale né un partito ma vogliamo fare rete tra soggetti sindacali e politici differenti della sinistra e dell’area progressista, per creare dibattito e partecipazione attiva. Siamo impegnati nel riscatto sociale del territorio e delle periferie e nel contrasto delle mafie. Per noi la vera legalità parte dalla rimozione delle ingiustizie sociali e delle disuguaglianze economiche.

🔴 LA NOSTRA IDEA DI GIORNALISMO LIBERO

“Ho fatto questo mio mestiere proprio come una missione religiosa, se vuoi, non cedendo a trappole facili. La più facile, te ne volevo parlare da tempo, è il Potere. Perché il potere corrompe, il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé! Capisci? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli con lui diventi un suo scagnozzo, no? Un suo operatore. Non mi è mai piaciuto. Il mio istinto è sempre stato di starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che godono, che fioriscono all’idea di essere vicini al Potere, di dare del “tu” al Potere, di andarci a letto col Potere, di andarci a cena col Potere, per trarne lustro, gloria, informazioni magari. Io questo non lo ho mai fatto. Lo puoi chiamare anche una forma di moralità. Ho sempre avuto questo senso di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo mandavo a fanculo. Aprivo la porta, ci mettevo il piede, entravo dentro, ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Questo è il giornalismo”.

Tiziano Terzani

PRESS #NOBAVAGLIO / GIORNALISTI MEDIATTIVISTI CONTRO GUERRE E RIARMO

Noi, giornalisti e mediattivisti, sentiamo il dovere etico e professionale di opporci con determinazione alle guerre, alla propaganda di guerra e all’economia della distruzione che ostacolano lo sviluppo, la cooperazione internazionale e la costruzione di una giustizia sociale globale. 

Come operatori dell’informazione, rivendichiamo il diritto e il dovere di informare correttamente l’opinione pubblica sulle conseguenze devastanti dei conflitti e di denunciare la propaganda di guerra, che invade sempre più quotidiani e media con messaggi pensati per inculcare una cultura della paura e della violenza e per giustificare la crescente militarizzazione della società. 

Da sempre, le guerre sono nemiche della verità e uccidono l’informazione libera. E nei conflitti, i giornalisti sono sempre più considerati target da eliminare. Basta pensare ai 300 giornalisti palestinesi uccisi a Gaza, in una guerra dove i giornalisti occidentali non hanno alcuna possibilità di accedere e documentare eventuali crimini commessi. 

Così come hanno sostenuto centinaia di scienziati a livello internazionale: i conflitti più distruttivi sono sempre stati preceduti da enormi investimenti militari. 

Dal 2009, la spesa militare globale è aumentata costantemente, raggiungendo la cifra record di 2.443 miliardi di dollari nel 2023, una cifra che risulterà ancora in aumento nel 2024. Per confronto, nel 2019 era pari a 1.917 miliardi di dollari, mentre nel 2014 era di 1.776 miliardi. 

Il piano di riarmo dell’Unione Europea prevede un investimento senza precedenti di 800 miliardi di euro, la cifra più alta dalla Seconda guerra mondiale. 

Oggi nel mondo ci sono 56 guerre attive, spesso ignorate dai media, che coinvolgono 92 Paesi. Nel 2024, questi conflitti hanno causato oltre 233.000 vittime e costretto più di 100 milioni di persone a fuggire dalle loro case. 

Come aveva ricordato più volte Papa Francesco, stiamo già vivendo una Terza Guerra Mondiale a pezzi. C’è bisogno di far conoscere all’opinione pubblica le conseguenze devastanti che ne derivano. Perché solo la consapevolezza dell’orrore della guerra è il primo deterrente alla guerra stessa. 

Bisogna denunciare la complicità dei governi che promuovono il riarmo e la guerra e smascherare la propaganda bellicista, che tenta di infondere paura e diffidenza nei cittadini europei. Bisogna evidenziare il doppio standard che porta a denunciare con enfasi i crimini di guerra o a nasconderli a seconda di chi sia il criminale: un alleato politico o un avversario.

Le vittime di guerra meritano tutte la stessa attenzione

È fondamentale documentare e raccontare con il giusto risalto le mobilitazioni dei popoli di tutto il mondo contro la guerra e il riarmo: denunciare gli arresti arbitrari e le espulsioni—negli Stati Uniti e in Europa—di studenti che protestano nei campus per la Palestina, di attivisti nei cortei, di movimenti di ebrei per la pace. Raccontare le molte ragazze e ragazzi israeliani che preferiscono il carcere al servizio militare, delle madri dei soldati russi che protestano contro Putin, dei giovani coscritti ucraini accalappiati dai reclutatori alle fermate della metro tra le grida delle donne e degli anziani che cercano di liberarli, dei bambini costretti a imbracciare le armi, dei mercenari convinti per fame a combattere.  Questa è la realtà della guerra, che troppo spesso i media raccontano solo sul piano della geopolitica e della strategia militare, facendola commentare ai politici e ai generali e mai ai soldati e ai civili feriti e affamati. 

Serve far conoscere all’opinione pubblica quali possano essere le scelte per la pace

Negli anni ‘80, gli Stati Uniti e l’URSS dimostrarono che il dialogo può prevalere. Dopo difficili negoziati, avviarono un processo di riduzione delle spese militari, ottenendo il riconoscimento internazionale e contribuendo alla stabilità globale. 

Oggi, il mondo deve seguire la stessa strada: la diplomazia e il diritto internazionale devono tornare al centro delle relazioni internazionali, a cominciare dal ruolo fondamentale dell’ONU. 

L’Europa ha la responsabilità di aprire una nuova stagione di dialogo e collaborazione per ridurre le tensioni globali e fermare la corsa agli armamenti. La militarizzazione non offre alcuna difesa contro le vere minacce globali: cambiamenti climatici, terremoti, carestie, disuguaglianze economiche, pandemie e il rischio di una guerra nucleare.

L’informazione ha il dovere etico e civile di raccontare i progetti e le attività di cooperazione internazionale, che costruiscono futuro e non guerre. Bisogna contrapporre un’informazione seria e indipendente alla propaganda che inquina l’informazione e descrive la corsa al riarmo come inevitabile per contrastare lo strapotere delle grandi potenze dotate di arsenali nucleari. Bisogna documentare l’inutilità delle politiche di riarmo. E, al tempo stesso, dobbiamo informare la collettività sull’urgenza di investire in ricerca, sviluppo tecnologico e sistemi di prevenzione. Il settore aerospaziale e la copertura satellitare sono cruciali per la sicurezza globale, permettendo di monitorare rischi ambientali e migliorare la comunicazione tra i Paesi e quindi lo sviluppo e l’innovazione tecnologica dell’Europa. 

Una crescita economica che passa anche attraverso la libera circolazione delle merci e delle persone. In questo senso, vanno ripensate le politiche dell’Europa sull’immigrazione. L’immigrazione non è una minaccia da contrastare con misure disumane, ma una risorsa per la crescita economica. L’Europa deve guardare alle persone migranti come un’opportunità di sviluppo, non come un problema da risolvere con politiche repressive e la creazione di centri di detenzione inumani. 

Contro le guerre serve un piano di sviluppo per l’Europa

Con 800 miliardi di euro, l’Unione Europea potrebbe finalmente finanziare un grande piano di sviluppo economico* in ogni Stato membro, rafforzando la cooperazione, gli scambi culturali e la libera circolazione di persone e merci. Solo attraverso il dialogo e la collaborazione possiamo costruire un futuro senza guerre. 

La pace si costruisce con la *giustizia e la cooperazione, non con le armi. Agiamo ora: a partire dal nostro dovere di informare correttamente la comunità sui crimini delle guerre.

📣 MANIFESTO / ARTISTI #NOVAVAGLIO

ARTE E CULTURA contro le guerre, contro il genocidio a Gaza. Per la pace. Per la bellezza. Per la libertà d’espressione

Noi, artisti, attori, musicisti, autori, registi, tecnici e lavoratori dello spettacolo, sentiamo il dovere etico e civile di opporci con forza alle guerre, alla propaganda bellica e all’economia della distruzione che colpisce gli esseri umani e il pianeta. Crediamo nel potere della cultura, dell’arte e della musica come strumenti di pace, dialogo e amicizia tra i popoli. Rivendichiamo con determinazione piena libertà d’espressione: i cittadini e gli artisti in primis devono poter parlare di tutto, soprattutto dell’orrore e della disumanità delle guerre. E questo è il momento di esprimersi, di parlare tutti insieme esponendoci collettivamente.

Non possiamo accettare che chi denuncia il genocidio in atto a Gaza venga minacciato, censurato, isolato o penalizzato economicamente. È successo a Ghali, che ha avuto il coraggio di dire “Stop genocidio in Palestina” sul palco di Sanremo, ed è successo a tanti altri che hanno osato raccontare la verità. La cultura non può essere ridotta al silenzio proprio quando dovrebbe gridare più forte.

L’arte ha sempre cercato di unire, non dividere, quando non lo ha fatto è accaduto l’irreparabile e la storia ci insegna che i veri artisti hanno sempre alzato la voce contro la cultura della morte: da Picasso con Guernica, ai cantautori che hanno cantato la pace, dai teatri di denuncia alle performance contro la violenza. Noi siamo parte di questa tradizione di resistenza creativa e umana: non ci facciamo intimidire.

Le guerre uccidono anche la verità, la libertà di parola, di espressione e la bellezza. I giornalisti diventano bersagli, gli artisti vengono censurati, le voci libere messe a tacere. A Gaza sono stati uccisi oltre 230 reporter palestinesi.

Nel 2023 la spesa militare globale ha raggiunto 2.443 miliardi di dollari. L’Unione Europea ha avviato un piano di riarmo da 800 miliardi di euro, il più alto dalla Seconda guerra mondiale, mettendo in secondo piano le fondamentali politiche ambientali: non possiamo accettarlo.

Nel mondo ci sono oggi 56 guerre attive, spesso ignorate dai media, che coinvolgono 92 Paesi e hanno causato oltre 233.000 vittime solo nel 2024. Più di 100 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case. Come ha denunciato Papa Francesco, stiamo vivendo una Terza Guerra Mondiale a pezzi.

Cosa possiamo fare noi che non disponiamo di armi?

Innanzitutto, diamo voce alle mobilitazioni contro le guerre ovunque: agli studenti espulsi dai campus per aver protestato per la Palestina, agli attivisti arrestati nei cortei, ai movimenti ebraici per la pace, ai giovani israeliani che scelgono il carcere anziché il servizio militare, alle madri dei soldati russi che protestano contro Putin, ai cittadini ucraini costretti a combattere una guerra che va fermata con trattative diplomatiche, restituendo centralità all’ONU.

Diciamo che è profondamente disumano oltre che tragicamente inutile alzare muri o chiudere porti se poi si fanno guerre che sono esse stesse le più efficaci fabbriche di esodi, di fughe di disperati e di disperazione. Le guerre sono anche tra i più forti agenti inquinanti che esistano e a pagare le conseguenze di questa follia criminale saranno sempre i più deboli e le generazioni future.

Denunciamo quindi la complicità dei governi che promuovono il riarmo e forniscono armi per uccidere civili innocenti, soprattutto donne, bambini, persone fragili, come accade in Palestina. Siamo vicini agli ebrei che vogliono convivere pacificamente con il popolo palestinese e che manifestano contro il governo di Netanyahu. Respingiamo le accuse di antisemitismo rivolte a chi condanna la disumanità del governo israeliano.

Non giustifichiamo né accettiamo alcuna forma di antisemitismo e al tempo stesso respingiamo la trappola mediatica e politica che a fronte di chiare responsabilità nel massacro di migliaia di innocenti taccia di antisemitismo chi denuncia. Abbiamo condannato il 7 ottobre, a maggior ragione condanniamo la distruzione di Gaza e il progetto di deportazione dei gazawi.

Smascheriamo e denunciamo quindi la propaganda bellicista che alimenta paura e diffidenza. Le vittime di guerra meritano tutte la stessa attenzione, senza doppi standard. Come artisti, vogliamo e dobbiamo esprimere tutta la nostra indignazione e opposizione alle guerre e all’etnocidio di migliaia di civili uccisi o lasciati morire a Gaza di stenti, fame o mancanza di cure.

Favoriamo una cultura di massa che sia un ponte tra le differenze, praticando un linguaggio universale capace di avvicinare i popoli, favorire il dialogo e la comprensione reciproca. Dalla musica all’arte, dal cinema alla letteratura, può nascere una rivoluzione contro le guerre: una rivoluzione pacifica, fatta di bellezza, verità e giustizia. Non è una utopia, è semplicemente la nostra vita.

Noi, artisti e lavoratori dello spettacolo, ci impegniamo quindi a fare la nostra parte.

Come hanno dichiarato Gino Strada e Giacomo Marramao:“Noi non siamo pacifisti, siamo contro la guerra. Per l’elementare ragione che la guerra non si può umanizzare, si deve solo abolire.”

Per la pace. Per la libertà. Per la giustizia. Per la cultura. Per la verità. Facciamo rete!

☀️L’arte è resistenza. L’arte è consapevolezza. L’arte è bellezza che non tace

Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.