#NOBAVAGLIO Lombardia: “Milano non resti complice. Ecco perché va sospeso il gemellaggio con Tel Aviv”

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by #NOBAVAGLIO

Milano torna in piazza. Movimenti, associazioni, reti civiche e realtà sociali si mobilitano per chiedere una scelta politica chiara e non più rinviabile: la sospensione del gemellaggio tra il Comune di Milano e la città di Tel Aviv e l’interruzione dei rapporti istituzionali con Israele. Una richiesta che non nasce sull’onda dell’emotività, ma da un percorso lungo, pubblico, partecipato e democratico che l’Amministrazione comunale ha progressivamente svuotato e infine deciso di ignorare.

Come Rete #NoBavaglio Lombardia aderiamo e sosteniamo questa mobilitazione perché riguarda un nodo che va oltre il singolo provvedimento amministrativo. È in gioco il rispetto degli strumenti di partecipazione popolare, il ruolo del Consiglio comunale e la credibilità di una città che si è sempre presentata come laboratorio di diritti e di democrazia. Di fronte a una tragedia che ha assunto dimensioni umanitarie e politiche evidenti, l’ambiguità istituzionale non è più accettabile.

Il percorso che ha portato a questa protesta è noto e documentato. Nel giugno 2025 una petizione popolare, promossa dal Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle, chiede formalmente la revoca del gemellaggio Milano–Tel Aviv, attivo dal 1994. In poche settimane vengono raccolte oltre 1.200 firme certificate, superando ampiamente la soglia prevista dal regolamento comunale. È un atto di cittadinanza attiva che avrebbe dovuto aprire una discussione politica vera e trasparente.

La risposta dell’Amministrazione, arrivata a luglio, si limita invece a un richiamo generico alla cosiddetta “diplomazia delle città”, senza entrare nel merito della richiesta e senza chiarire se e come la petizione sia stata trasmessa al Consiglio comunale. Un passaggio che svuota di senso gli strumenti di partecipazione e apre una frattura profonda tra istituzioni e cittadinanza.

Nei mesi successivi, nonostante un’istanza di riesame rimasta senza risposta e una mobilitazione crescente in città, il Consiglio comunale viene più volte messo nelle condizioni di non decidere: prima per mancanza del numero legale, poi con una bocciatura politica, infine con l’approvazione di una formulazione volutamente vaga – la cosiddetta “sospensione condizionata” – priva di criteri, di tempi e di qualsiasi efficacia reale.

La chiusura definitiva arriva nell’aprile 2026, quando il sindaco Giuseppe Sala dichiara concluso l’iter e esclude nuovi passaggi in aula, nonostante le evidenti violazioni e il mutato contesto internazionale. Una decisione che cancella di fatto un percorso politico e partecipativo e che riduce il Consiglio comunale a un ruolo marginale su una scelta che lo riguarda pienamente.

Da qui la scelta di tornare in piazza. In un duro comunicato diffuso alla vigilia della manifestazione, la rete “Milano in movimento” accusa il sindaco di aver ignorato una richiesta votata democraticamente dal Consiglio comunale e sostenuta da mesi di mobilitazione cittadina. “Non basta definirsi critici verso Netanyahu – scrivono – se si continuano a mantenere relazioni ufficiali. Milano non può comportarsi come se nulla stesse accadendo”.

Lo scontro rischia ora di estendersi anche alle celebrazioni del 25 Aprile. Il Coordinamento per la pace ha annunciato un comizio conclusivo alternativo in piazza San Fedele, in polemica con la presenza di Sala tra gli oratori in piazza Duomo. Un segnale politico forte, che indica una frattura ormai evidente e che va oltre la singola decisione amministrativa: è una messa in discussione del ruolo delle istituzioni locali di fronte ai conflitti internazionali e alle richieste di discontinuità che arrivano dalla società civile.

Intanto, la piazza torna a essere il terreno principale del confronto politico. Anche per la Rete #NOBAVAGLIO LOMBARDIA, così come per tante altre realtà sociali, la manifestazione di oggi non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa ulteriore di una mobilitazione che rivendica il rispetto degli strumenti democratici, delle decisioni del Consiglio comunale e della volontà di una parte significativa della cittadinanza milanese. La richiesta resta invariata: sospendere il gemellaggio con Tel Aviv e affermare con chiarezza che Milano non è e non vuole essere complice.

Come Rete #NoBavaglio Lombardia sostiene questa battaglia perché riguarda anche la libertà di informazione, il diritto di critica e il dovere delle istituzioni di non normalizzare l’ingiustizia. Difendere la democrazia locale significa anche pretendere coerenza. Oggi, scegliere di non scegliere non è più un’opzione ma diventà complicità con i crimini di Israele.

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La mobilitazione affonda le sue radici nel giugno del 2025, quando il Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle deposita sul portale ufficiale del Comune una petizione popolare per la revoca del gemellaggio e l’interruzione dei rapporti istituzionali con Israele. Nel giro di due settimane, grazie a un’attivazione dal basso e senza campagne mediatiche strutturate, la petizione supera ampiamente la soglia prevista dal regolamento comunale, raccogliendo 1.238 firme certificate.

A luglio arriva la prima risposta dell’amministrazione: una nota pubblicata sull’Albo pretorio dalla Direzione generale – Area Affari internazionali che richiama genericamente il valore della “diplomazia delle città” e del dialogo per la pace, senza entrare nel merito della richiesta né chiarire se la petizione sia stata trasmessa al Consiglio comunale. Una risposta ritenuta evasiva dai promotori, che presentano un’istanza di riesame al Collegio dei Garanti contestando la mancata valutazione politica e ricordando come in passato Milano abbia già sospeso un gemellaggio, quello con San Pietroburgo nel 2012, per ragioni legate ai diritti umani. Anche questa istanza resterà senza risposta.

Con l’autunno del 2025, il tema torna al centro del dibattito pubblico cittadino, intrecciandosi con mobilitazioni, scioperi e iniziative per la pace. Il 6 ottobre approda finalmente in Consiglio comunale un ordine del giorno presentato dai Verdi che riprende le richieste della petizione. La seduta però salta per mancanza del numero legale, dopo l’uscita dall’aula di consiglieri di Lista Sala, Riformisti e centrodestra.

Una settimana dopo, il 13 ottobre, l’aula torna a riunirsi ma la mozione viene respinta, complice una partecipazione ridotta dei consiglieri favorevoli. All’esterno di Palazzo Marino, intanto, si radunano cittadini e attivisti; la protesta registra anche momenti di tensione con l’intervento delle forze dell’ordine.

Il 20 ottobre la maggioranza prova a ricomporre lo scontro presentando un nuovo testo che prevede una “sospensione condizionata” del gemellaggio, subordinata a non meglio precisate violazioni di un piano di pace. Una formulazione giudicata ambigua e priva di effetti concreti dai movimenti, proprio perché non indica criteri oggettivi né tempistiche certe.

Il nodo politico sembra chiudersi formalmente il 16 aprile 2026, quando il sindaco Sala diffonde una comunicazione ufficiale in cui richiama il voto già espresso dal Consiglio comunale e esclude ulteriori passaggi in aula sulla sospensione del gemellaggio, nonostante – secondo i contestatori – le “numerose e evidenti violazioni” intervenute nei mesi successivi. Un atto che, di fatto, congela ogni possibilità di riaprire il confronto istituzionale nel breve periodo.

Da qui la scelta di tornare in piazza.

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