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Democrazia in comune / 20 giugno manifestazione delle Reti sociali: “Dalla Capitale delle disuguaglianze alla Capitale dei diritti”

“Democrazia in comune – dalla Capitale delle disuguaglianze alla Capitale dei diritti!”  SABATO 20 GIUGNO ORE 11 | PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO

 

“Dobbiamo dare risposte”. Questo ritornello lo abbiamo sentito ripetutamente uscire dalle bocche di chi governa il Paese e le amministrazioni locali. Anche la Sindaca di questa città non ha voluto essere da meno e ha invocato semplificazioni e soldi per fronteggiare possibili tensioni sociali. Ma concretamente cosa è avvenuto a Roma in questi mesi e soprattutto negli anni del suo mandato? Le diverse sollecitazioni a guardare verso la parte più in disagio della Capitale sono andate avanti nel tempo senza essere prese in considerazione. E questo è diventato plasticamente e drammaticamente più vero in questi giorni difficili. Tra un’apparizione in video e un post propagandistico quasi quotidiani, non abbiamo visto una donna in difesa degli ultimi, delle nuove povertà, delle fragilità tanto invocate quando si doveva decidere chi aiutare e chi no durante gli sgomberi. Così come non abbiamo visto grande decisione e urgenza nella gestione dell’accoglienza, dei buoni spesa e di quelli per l’affitto. Anzi si è indicato il furbetto, l’imbroglione, il poco meritevole, che con le sue domande ha messo in difficoltà l’amministrazione nella distribuzione delle misure di sostegno.

È vero, non è facile governare una città come Roma, ma non basta invocare un cambio di passo da parte del governo quando si ha di fronte un debito come quello capitolino. Un disavanzo che fa spavento, una coperta sempre più corta che inevitabilmente non può coprire tutti. E allora bisogna ascoltare il grido di dolore che arriva dalla città e consentire una reale partecipazione di chi ci vive nelle scelte che contano. Altrimenti si procede per la propria strada come un monarca, producendo – in questo caso sì – un distanziamento sociale con la realtà dei territori che diventa un abisso. Questa è un’ipotesi che non possiamo più accettare perché Roma è già la capitale delle disuguaglianze e delle mafie, dove prima dell’arrivo del virus si contavano 90 clan e 100 piazze dello spaccio. In questi mesi è stato registrato un aumento del ricatto mafioso sui territori a causa del ritardo del Governo e del Comune nel tutelare le persone in maggiore difficoltà, che hanno trovato come unica risposta ai loro bisogni il welfare mafioso. L’assenza di politiche sociali idonee alle caratteristiche della città e alla sua evoluzione sociale unito al taglio dei servizi sociali ha mostrato l’inadeguatezza della Sindaca che vergognosamente ha approfittato di questo periodo di emergenza Covid per fare cassa anche attraverso il mancato pagamento del lavoro alla cooperazione sociale per i servizi svolti ad anziani, diversamente abili e famiglie in difficoltà, mostrando tutto il cinismo degli incapaci anziché governare e tutelare Roma. L’attacco sferrato ai corpi sociali intermedi impegnati nel contrasto alle mafie ha indebolito tutta la città, rendendola sempre più permeabile agli interessi non solo criminali ma di una “borghesia mafiosa” che ha fatto e farà grandi affari sulle nostre spalle.

Questa città non ama i raggi della corona e lo ha sempre dimostrato, anche quando ha votato favorendo largamente il movimento 5 stelle, giudicando malsano il disegno di città prodotto dalle giunte precedenti. Per questo e per ribadire che esistono territori vivi e pulsanti, dove in questi giorni terribili l’impegno di centinaia di realtà solidali e pezzi di terzo settore più sensibili, dell’attivismo mutualistico e dell’impegno sociale, ha fatto in modo che la città tenesse con dignità e coraggio. Che ha avuto anche la forza di esprimersi convintamente in solidarietà con le mobilitazioni coraggiose di milioni di statunitensi contro le pratiche violente e razziste della polizia nordamericana.

Ora siamo alla resa dei conti e non possiamo avere clemenza di fronte a tanta insipienza e a tanto ritardo. Vogliamo voltare pagina e vogliamo farlo insieme. Siamo ancora in tempo e andrà tutto bene solo se lo faremo davvero.

Per questo ci vediamo tutti e tutte in Piazze del Campidoglio sabato 20 giugno alle ore 11.
Fondamentale indossare la mascherina e rispettare 

CHI SIAMO /La Rete dei Numeri pari ha come obiettivo il contrasto alla disuguaglianza sociale per una società più equa fondata sulla giustizia sociale e ambientale.

La Rete – che prende idealmente il testimone dalla campagna Miseria Ladra ed è stata inizialmente promossa dal Gruppo Abele e da Libera – unisce centinaia di realtà sociali diffuse in tutta Italia che condividono l’obiettivo di garantire diritti sociali e dignità a quei milioni di persone a cui sono stati negati (associazioni, cooperative sociali, movimenti per il diritto all’abitare, reti studentesche, centri antiviolenza, parrocchie, comitati di quartiere, campagne, circoli culturali, scuole pubbliche, biblioteche popolari, centri di ricerca, presidi antimafia, progetti di mutualismo sociale, spazi liberati, fabbriche recuperate, reti, fattorie sociali e cittadine e cittadini ).

La Rete si impegna a rafforzare l’azione tra “eguali” e si articola in Nodi territoriali composti dai soggetti aderenti che in maniera autonoma promuovono attività, vertenze e progetti sui territori, condividendo a livello nazionale l’impegno e gli obiettivi definiti dal documento generale promosso da tutti i soggetti della Rete.

I Numeri Pari portano avanti forme di democrazia partecipativa e comunitaria che garantiscono orizzontalità, massima partecipazione e trasparenza nella presa di decisione, rispondendo così alla grave crisi della rappresentanza politica che continua a ridurre gli spazi della partecipazione e della deliberazione, aumentando ulteriormente le disuguaglianze.

La Rete dei Numeri Pari costruisce un’alleanza orizzontale che in ogni realtà locale autonomamente decide il da farsi, converge o confligge con l’Amministrazione in base alle diverse assunzioni di responsabilità da parte della stessa.

La Rete dei Numeri Pari non pretendere di generare una nuova struttura, ma promuove il coordinamento di quelle esistenti e il lavoro condiviso; sviluppa strumenti e opportunità di cooperazione nel territorio, in luoghi dove non esistono; mette a disposizione meccanismi di partecipazione in modo che siano sostenibili non solo per gli attivisti, ma per la cittadinanza in generale; promuove attività e progetti che rafforzano la partecipazione, prendendo decisioni che siano vincolanti.

I Numeri Pari ritengono prioritario:

1. mettere l’economia al servizio dei popoli

2. costruire la pace e la giustizia

3. difendere la Madre Terra

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