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RETE #NOBAVAGLIO / Crimi tra minacce di tagli all’editoria e di abolizione dell’Odg

Quelle parole che minacciano la libertà e l’autonomia dell’informazione

Le parole del sottosegretario alla presidenza Vito Crimi che annunciano possibili tagli all’editoria paventando anche incertezze sul futuro dell’Ordine dei giornalisti non possono che preoccupare tutti: sia i giornalisti che i cittadini che in questi ultimi anni hanno assistito alla progressiva morte di decine di testate e realtà editoriali anche storiche.  E prendere di mira l’Ordine dei Giornalisti vuol dire voler attaccare l’autonomia dei giornalisti. Tutti annunci fatti con una leggerezza che crea sconcerto, in assenza di una visione complessiva attuale e delle prospettive di trasformazione dell’editoria e dell’informazione privata e pubblica nel nostro paese.

I tagli, se confermati, sarebbero una ulteriore spallata a un settore estremamente in crisi ma fondamentale per la democrazia.

Per questi motivi le parole di Crini suonano come una minaccia, neppure troppo velata, all’articolo 21 della Costituzione: al dovere di fare informazione e al diritto di poter essere informati. In questo momento servirebbero invece maggiori risorse e non tagli. Risorse per sostenere e rilanciare un’ informazione di qualità possibile solo se adeguatamente  retribuita e costruita da imprese editoriali solide. Rete #Nobavaglio


 

EDITORIA: CRIMI, TAGLI O SPOSTAMENTO FONDI CON GRADUALITA

 

“Sarà il mio impegno cercare di garantire una certezza nel tempo: se dovremo prevedere un taglio o uno spostamento di fondi, tutto sarà fatto in tempi tali da permettere al settore industriale di adeguarsi. Non ci saranno tagli o riforme dall’oggi all’indomani. Non vorrei seguire l’esempio del governo precedente con le agenzie di stampa che, dall’oggi al domani, con direttive e altre norme, che sono state impugnate, hanno creato tutto il caso che oggi c’è sull’assegnazione alle agenzie di stampa”. Ad affermarlo, nel corso della sua audizione in Commissione Cultura della Camera, è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Vito Crimi sottolineando che proprio ieri “abbiamo firmato l’ultimo contratto dell’ultimo lotto rimasto in piedi, ancora da assegnare, con AskaNews, dopo tutte le vicende giudiziari che ci sono state”.

Crimi sottolinea quindi la necessità di “dare certezze nel tempo” in modo da permettere al settore di adeguarsi: “questo – spiega- vuol dire che al più presto possibile dobbiamo intervenire nei vari settori dando certezza di quando ciò avverrà, e con una certa gradualità. Porto l’esempio del taglio del finanziamento ai partiti, che è avvenuto nell’arco di 3 anni: prima un taglio del 30%, poi del 50% e infine del 100% delle risorse”. Insomma per Crimi è importante “consentire al settore di adeguarsi, accompagnando eventuali crisi industriali che si potrebbero verificare”.

Crimi nel corso della sua audizione ha ricordato che dal 2003 a oggi al settore dell’editoria “sono stati andati esclusivamente nella direzione degli editori e non verso il sistema editoriale nel suo complesso circa 3,5 miliardi di euro”. Questo modello “non funziona, non ha funzionato e non può continuare a funzionare”, spiega ancora il sottosegretario all’Editoria sottolineando che spesso gli editori “non hanno saputo cogliere un mondo che cambiava, in trasformazione”: oggi pertanto, rileva Crimi, “c’è una crisi dell’informazione di qualità, quella che avviene attraverso i giornalisti”.

 

L’esempio più classico di questa crisi dell’informazione di qualità, spiega ancora Crimi, “è la notizia di un taglio dei fondi al pluralismo, notizia data da un grande giornale, ma che non trovava riscontro in nessun atto di legge. Quindi, di fatto, se quella notizia ha creato dei problemi al settore dell’editoria, prima che uscisse il decreto Dignità nella sua versione definitiva, la responsabilità va cercata in chi ha dato una notizia priva di fondamento”.

Per Crimi il sostegno all’editoria locale, che “sono una palestra molto spesso per i giovani giornalisti che così fanno esperienza, non va abbandonato” anche se vanno affrontati i tempi e le modalità. Oggi, spiega, “la maggior parte dei fondi diretti all’editoria sono piccoli importi erogati a realtà locali, spesso di tipo cooperativo, che danno lavoro a molti giornalisti, che sono spesso una palestra per i giornalisti giovani, da cui magari poi attingono i grandi giornali per trovare dei talenti: questo sicuramente non va abbandonato, delle forme e delle modalità si può parlare”. I giornali di partito, come anche i partiti, sottolinea Crimi, “oggi non fruiscono di alcun contributo pubblico: idem, i giornali di partito continueranno a non fruirne, questo mi sembra abbastanza pacifico”.

Per Crimi, invece, “sicuramente grida vendetta il fatto che solo circa 5 giornali nazionali, tra circa 78-80 prodotti editoriali a livello nazionale, si trovino a drenare il 30% delle risorse”: “creano una distorsione del mercato nazionale e una concorrenza rispetto ad altri quotidiani che non fruiscono di contributi diretti. Drenano una quantità di risorse che invece potrebbero essere destinate meglio alla stampa locale che è vicina alle comunità”.

I contributi indiretti all’editoria, rileva ancora Crimi, “comprendono anche, ad esempio, il rimborso delle spese telefoniche. E’ un altro contributo che se andiamo a quantificare rappresenta cifre enormi. Quali altre aziende hanno ricevuto questo tipo di contributo? era comprensibile in un epoca in cui i giornali avevano bisogno di una comunicazione istantanea e continua con telefoni e fax ma oggi tutto questo è superato con internet e la digitalizzazione. Ora possiamo dire che questi fondi per il rimborso telefonico è forse obsoleto? Come ipotesi di lavoro per la Commissione sarebbe molto bello se quei rimborsi telefonici venissero destinati, magari, a contribuire alla domanda, alla richiesta di abbonamenti digitali”.

Il sottosegretario all’Editoria annuncia che per i primi di settembre ha l’intenzione di aprire dei tavoli di confronto con tutti i soggetti interessati su tre temi: uno sul giornalismo, uno sulla Siae e sul diritto d’autore, “che non è una cosa di competenza esclusiva del Mibact, e uno sulla filiera dell’editoria nel suo complesso che è un settore che va rivisto”.

 

GIORNALISTI: CRIMI, ABOLIRE ODG? VALUTEREMO AD OTTOBRE DOPO AUTORIFORMA

Il governo valuterà ad ottobre, dopo il processo di autoriforma in corso, se “si deciderà di abolire l’Ordine dei giornalisti”. Ad affermarlo, nel corso della sua audizione in Commissione Cultura della Camera, è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Vito Crimi.

“Ha senso ancora che l’Ordine dei giornalisti esista? Ha svolto la funzione che dovrebbe avere? Anziché fare subito un decreto di abolizione dell’Odg – sottolinea Crimi – ho avuto l’accortezza di incontrare i nuovi vertici dell’Ordine dei giornalisti. La mia prima preoccupazione è stata quella di attendere questo processo di autoriforma generale che stanno cercando di mettere in atto. Una proposta ad ampio raggio che non riguarda solo la governance ma anche l’accesso alla professione. Mi dicono che a ottobre questi interventi dovrebbero essere proposti a seguito di questo faremo le nostre valutazioni se ancora ci sono i presupposti per abolire l’Ordine del giornalisti sarò qui a proporvelo”, rileva il sottosegretario.

Editoria: Crimi, a settembre tre tavoli su temi settore
Su Ordine attendo autoriforma, analisi su fondi pluralismò Editoria

Tre tavoli di lavoro con tutte le parti interessate e allargati possibilmente alla partecipazione dei parlamentari delle commissioni competenti per affrontare tre temi: quello del giornalismo nel suo complesso, quello sul diritto d’autore e sul ruolo della Siae, in collaborazione con il Mibac, e quello sulla filiera dell’editoria. Ad annunciarlo, per settembre prossimo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Vito Crimi, nella seconda seduta davanti alla commissione Cultura della Camera dedicata all’esposizione delle linee programmatiche del governo in materia di editoria.
“Vorrei dare massima garanzia che le decisioni non saranno unilaterali ma avranno il coinvolgimento di tutte le forze politiche, a maggior ragione di quelle di opposizione”, ha spiegato Crimi, sottolineando che si studieranno “le modalità per consentire anche la partecipazione dei parlamentari”.
In merito all’Ordine dei giornalisti, Crimi, rispondendo alle domande dei commissari, ha sottolineato che “anzichè fare subito un decreto di abolizione ho avuto l’accortezza di incontrare i nuovi vertici dell’Ordine” in attesa del processo di autoriforma generale che “al momento riguarda solo la governance”. “Mi dicono – ha proseguito – che ad ottobre ci saranno nuovi interventi che riguardano vari aspetti, tra cui l’accesso alla professione. A seguito di questo faremo le nostre valutazioni. Se ancora ci saranno i presupposti per abolire l’Ordine del giornalisti verrò a proporvelo, ma sono processi che vanno governati”.
Quanto ai fondi per il pluralismo, Crimi ha spiegato che “la situazione è che, conti alla mano, all’editoria dal 2003 ad oggi sono stati versati 3 miliardi e mezzo di euro, andati esclusivamente nella direzione degli editori con finanziamenti diretti e indiretti e non verso il sistema editoriale nel suo complesso. Se l’editore fa utili e prende soldi pubblici c’è qualcosa che stride. Questa cosa non ha funzionato e non può continuare a funzionare. Oggi c’è una crisi dell’informazione di qualità”. Crimi ha spiegato che “non c’è nessun tipo di taglio al fondo per il pluralismo”, ma ha aggiunto che “grida vendetta il fatto che solo 5 giornali nazionali si trovano in questa categoria e drenano il 30% risorse e spesso sono cooperative che celano artifici e fanno concorrenza sleale rispetto a altri soggetti che non usufruiscono dei contributi. Drenano risorse che potrebbero essere destinate alla comunità locale. E’ un dibattito che dobbiamo affrontare insieme nell’ottica di una certezza nel tempo per consentire al settore industriale di adeguarsi”.

 

 

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