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Roma, le sale stampa della Questura e del Campidoglio “inaccessibili” e giornalisti identificati. A rischio il diritto e il dovere d’informare

Roma, le sale stampa della Questura e del Campidoglio “inaccessibili” e giornalisti identificati. A rischio il diritto e il dovere d’informare

Roma, le sala stampa della Questura e del Campidoglio “inaccessibili” e giornalisti “identificati”. A rischio il diritto e dovere d’informare

Le sale stampa, simbolo del rapporto di trasparenza tra le istituzioni, i giornalisti e i cittadini, chiudono o diventano solo parzialmente accessibili. E intanto si moltiplicano le circolari-bavaglio che impongono il silenzio ai funzionari. Succede nella Capitale,  in Questura e in Campidoglio.

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Chiusa  da mercoledì  la Sala stampa della Questura di Roma: motivi di non chiarita inagibilità (in una nota si parla di requisiti non conformi alla normativa vigente)  limitando i rapporti con l’Ufficio stampa della Questura a contatti telefonici e mail.  Inoltre da ieri i cronisti accreditati per poter accedere alla Questura, dopo essere identificati, devono dichiarare dove si recano e chi incontrano. In questo modo si esercita un controllo sulle potenziali fonti che rischia di condizionale e limitatare l’attività svolta dai singoli giornalisti. 

Chiusa parzialmente anche la sala stampa del Campidoglio, accessibile dai cronisti solo nei giorni di Consiglio Comunale. Durante gli altri giorni, i giornalisti sono costretti a stazionare fuori oppure devono di volta in volta chiedere il pass per poter entrare in Comune. E anche in questo caso devono indicare l’ufficio dove sono attesi. Il nuovo provvedimento è stato imposto dall’amministrazione della sindaca Raggi

Ma non solo chiudono le sale stampa si moltiplicano anche le circolari-bavaglio dentro la pubblica amministrazioneche i dirigenti impongono ai loro funzionari per imporre il silenzio-stampa, forzando in vario modo le disposizioni del Codice di comportamento della Pubblica Amministrazione che non prevede quanto stabiliscono le circolari-bavaglio. Il Codice infatti dispone soltanto che il funzionario non dica cose lesive dell’amministrazione, da nessuna parte si stabilisce la censura preventiva sulle dichiarazioni dei funzionari come invece vorrebbero i dirigenti che emettono le circolari bavaglio. Non mancano gli esempi: la sovrintendenza archeologica di Roma chiede di “sottoporre preventivamente al Dirigente le modalità di comunicazione agli organi di stampa relative ad attività istituzionali’. Lo stesso fanno commissari e direttori generali di varie Asl del Lazio, cercando di imporre un bavaglio ai loro dipendenti. Guai a far conoscere fatti della sanità…

La chiusura delle sale stampa così come le circolari-bavaglio sono misure inaccettabili destinate a danneggiare il lavoro dei giornalisti e la raccolta delle notizie, compromettendo il rapporto tra le istituzioni e l’opinione pubblica. Determinano un grave impedimento alla libertà di stampa.

rete #NOBAVAGLIO #PREEssing

questura-di-roma

#NOBAVAGLIO condivide e appoggia la presa di posizione del Sindacato cronisti romani

” INAGIBILE “LA SALA CRONISTI IN QUESTURA
SCR: “PRESTO LA RIAPERTURA, SERVE ALLA BUONA INFORMAZIONE”

Da ieri la sala stampa della Questura di Roma è chiusa perché “inagibile”. Alla luce dell’ordinanza interna che dispone la chiusura e che non indica i motivi per la sopravvenuta inagibilità, si tratta quindi di una decisione provvisoria. Il Sindacato cronisti romani, pur preoccupato da ogni segnale che rappresenti una difficoltà del rapporto tra forze dell’ordine e giornalisti, chiede quindi – certo di analoga preoccupazione da parte della Questura – che il ripristino del posto di lavoro dei cronisti sia il più sollecito possibile. Una postazione simbolo della democrazia assegnata ai cronisti romani subito dopo l’ultimo conflitto mondiale.
Il Sindacato cronisti romani ricorda di aver allestito tre anni fa’ in prima persona l’attuale sistemazione dei giornalisti in Questura, nella nuova sala curando oltre che il restauro anche la messa a norma degli impianti elettrici, per far sì che ogni dettaglio consentisse di rendere il nostro lavoro di servitori dell’informazione il più agevole possibile. Un impegno che trova l’apprezzamento dei più illuminati rappresentanti della sicurezza, che vedono nei giornalisti preziosi collaboratori nella crescita civile della città. Nell’attesa della riapertura della sala cronisti, anche i pochi colleghi con accredito permanente sono sottoposti a un controllo burocratico all’ufficio passi che non ha senso per giornalisti che hanno un rapporto quotidiano con le forze dell’ordine. Da ieri anche il cronista accreditato deve indicare lo specifico interlocutore con cui appuntamento.
Agevolare il lavoro dei cronisti è una necessità per il bene di tutti. Questa consapevolezza è stata una forza, in passato, nel rapporto tra cronisti e forze dell’ordine, vorremmo che lo fosse anche per il futuro.
Il Sindacato cronisti romani

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Pubblicato da #PRESSing

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