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#PRESSing/ RASSEGNA STAMPA PRESIDIO ALL’AGI

RESSEGNA STAMPA

da metamagazine.it/

Pressing e No Bavaglio in piazza per il giornalista Paolo Tripaldi

sitin

Sit in per Paolo Tripaldi

“Icolleghi di Pressing e Nobavaglio – si legge in una nota – coordinati da Marino Bisso di Repubblica, si sono trovati con i colleghi di StampaRomana e dei Cronisti Romani per il sit in per Paolo Tripaldi.

Tutta la categoria richiama l’attenzione sulla storia di un collaboratore il cui unico torto è stato quello di provare a far valere i suoi diritti davanti a un tribunale della Repubblica. Questa l´adesione dei colleghi di Pressing e Nobavaglio.

“E´ l´assurda storia che un nostro collega, Paolo Tripaldi, collaboratore “storico” di nera e giudiziaria dell´Agi sta vivendo sulla sua pelle dopo essersi rivolto al Tribunale del lavoro per cercare di tutelare – continua la nota – i propri diritti e uscire dalla “gabbia” di molti anni di precariato. Dopo la sentenza di primo grado che ha respinto l´istanza, il collega si è visto recapitare una lettera con la quale l´Agi gli ha comunicato la disdetta del contratto di collaborazione mai interrotta durante il contenzioso civile. Nel motivare la decisione, l´Azienda ha fatto un esplicito riferimento alla causa di lavoro intrapresa dal collega.

Quanto è accaduto a Tripaldi è gravissimo perchè colpisce in primo luogo il diritto di tutti i cittadini di poter agire in giudizio per ottenere tutela e far valere le proprie ragioni davanti al giudice. E´ un atto intimidatorio gravissimo che colpisce un giornalista che ha sempre lavorato con onestà e professionalità per garantire una informazione indipendente e di qualità”.

IL VIDEO
www.chinicsnews.it

Si rivolge al giudice del lavoro, licenziato! La beffa del giornalista Paolo Tripaldi

Paolo Tripaldi. Giornalista professionista, dirigente sindacale, 16 anni di esperienza lavorativa all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia).

Notizie dai teatri operativi di guerra, cronaca giudiziaria e nera. Notizie di qualità e di particolare rilevanza mediatica. Un lavoro mai sminuito dai suoi superiori. 16 anni con l’AGI, 16 anni con un rapporto co.co.co che non è affatto sinonimo di impiego fisso, senza alcun tipo di tutela prevista e garantita. “Ho lavorato con il cuore e con l’anima, ritengo che sia la mia azienda”, così si è espresso Tripaldi. “Paolo ad un tratto dice basta”; non vedendo nemmeno l’ombra della stabilità, decide di andare da un avvocato e così si rivolge al giudice del lavoro per il riconoscimento dei suoi diritti. Il rapporto di dipendenza o subordinazione, regolata a norma di legge da un contratto fisso di lavoro con regolare stipendio, versamento contributi all’INPGI 1, ferie e malattie pagate. “Tutto questo Paolo non l’ha avuto e mai l’avrà”. Una lettera di licenziamento, firmata dal Dr. Alessandro Pica, amministratore delegato della società editoriale della stessa AGI. “Essersi rivolto al giudice del lavoro, gli è stato fatale”. Licenziato!Messo alla porta senza esitazione alcuna”. Sonora beffa, per di più ricevuta dalla principale Agenzia Giornalistica del nostro paese; un’agenzia che, come dichiarato sempre dal collega, riceve sovvenzioni pubbliche. Ieri mattina, davanti alla sede AGI di Via Ostiense a Roma, si è svolta una manifestazione di solidarietà. Colleghi giornalisti di altre redazioni e rappresentanti del sindacato di categoria, non son voluti mancare all’appuntamento per mostrare solidarietà, vicinanza a Tripaldi e pieno dissenso verso un giornalismo che non conferisce, come testimoniato da diversi casi, equi trattamenti e giusti riconoscimenti professionali. La lotta di Paolo va avanti, in primis sul fronte legale. Perso il giudizio di primo grado; il giudice non gli ha riconosciuto il rapporto di dipendenza, ora c’è il ricorso in appello e, se il caso vorrà, anche al terzo grado di giudizio, la Corte di Cassazione.

“Non solo Paolo”; AdnKronos, Ansa, AREA, Il Velino, Misna, i colleghi di T9 e Roma Uno, storiche emittenti TV che hanno chiuso da poco i battenti, dando il loro benservito a giornalisti, amministrativi e cameraman. “Dalle stelle alle stalle per una serie di concause”. La prima è da ricercare nella perdita del valore culturale, etico e morale che veniva riconosciuto al giornalista. In secundis la società, in parte l’innovazione tecnologica e una certa voracità imprenditoriale, andando quest’ultima a sostituire l’atteggiamento patriarcale che, seppur con i suoi difetti, fidelizzava l’informazione a favore della città e del cittadino, hanno contribuito al nascere di questa situazione. E’ quanto ha detto il giornalista Giacomo Carioti, oggi direttore responsabile dell’Agenzia Giornalistica DISTAMPA, inizio di carriera alle TV private, spiegando lo stato di crisi che ha colpito e abbattuto quasi tutta l’emittenza locale romana e laziale. Cassa integrati, operatori dell’informazione, giovani e senior, disoccupati, esodati. “Una lista tinta sempre più di rabbia e disperazione”. C’è chi, cinque anni fa purtroppo, ha sofferto, rimettendoci la salute e la propria vita per una professione che ha sempre amato e svolto con il massimo dell’attenzione, Nicola Navazio. “Le lacrime amare e senza fine dell’informazione nostrana”.

 

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